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La cupa bellezza di “Antopolaroid”

Si è concluso il 12 maggio all’OFF/OFF Theatre, in via Giulia 19,  lo spettacolo di e con Tindaro Granata, che coinvolge per l’originalità dei personaggi portati in scena

Un’opera vincitrice di numerosi premi, tra cui il Premio della giuria popolare della “Borsa Teatrale Anna Pancirolli”, il Premio “ANCT” (Associazione Nazionale Critici, nel 2011), il Premio Fersen come migliore “attore creativo” (2012), il Premio Mariangela Melato (2013) come attore emergente. Sull’onda di questi successi, Tindaro Granata è approdato all’OFF/OFF Theatre, con uno spettacolo dalla trama inquietante: Francesco Granata, nel 1925, si impicca  per timore di una malattia incurabile e la moglie incinta, rimasta sola, si reca spesso al cimitero per imprecare sulla tomba del marito. Il figlio Tindaro Granata, nel 1948, viene implicato in un omicidio di mafia, ma, durante una serata di ballo, la giovane Maria Casella si innamora di Tindaro e insieme organizzano una “fuitina” d’amore.

Teodoro Granata nasce l’anno successivo e divenuto uomo emigra in Svizzera; tornato in Sicilia sposa Antonietta Lembo e apre una falegnameria con l’aiuto del signor Badalamenti. Tindaro Granata nasce nel 1978; adulto, parte per il servizio militare, si imbarca su una nave e incontra il nipote del boss del suo paese di origine. Il nipote del boss, Tino, si confida con Tindaro a proposito dei delitti di mafia di cui è indagato suo padre, ma è lo stesso giorno in cui Tindaro parte per Roma, per diventare attore. Tino, rimasto solo, si impicca. “Una cupa bellezza” riportano le note di regia: “dove a tratti si coglie amaramente l’occasione di ridere, per la caratterizzazione dei personaggi, per l’abilità dell’attore nel trasformarsi nelle sue tante metamorfosi”. Sempre dalle note si legge: “Tindaro Granata, da solo, racconta di generazioni e di una terra, la Sicilia, da cui allontanarsi”. Uno spettacolo, dunque, legato a un solo interprete, che da solo riesce a passare attraverso i decenni e i ruoli, per ricomporre dialoghi, legami, situazioni. La tecnica antica del “cunto” viene scomposta e il racconto è sostituito dalla messa in scena dei dialoghi tra i personaggi stessi.

[di Luisa Sisti]