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“Modern Family 1.0” due donne, una famiglia.

Il delicato e brillante spaccato all’OFF OFF Theatre di via Giulia 20, in scena fino al 19 maggio

Un trasloco in corso per il formarsi di una nuova coppia: lei & lei. C’è la storia di famiglia raccontata attraverso diapositive vintage ‘old family’, in cui una delle due protagoniste, interpretata da quell’affabulatrice straordinaria che è Annagaia Marchioro, descrive a ritmo serrato e divertente una tipica famiglia veneta; c’è la vicenda di Francesca (Giulia Maulucci alla sua prima replica romana) che vorrebbe una vita normale: un figlio, i giocattoli, l’asilo, i parenti…come tutti. Già, ma loro non sono “come tutti”: sono una famiglia lesbica.

E qui non conta la comicità (si ride dall’inizio alla fine della commedia) delle situazioni e delle frasi, non conta l’affetto che lega la nuova coppia, non conta il sapore di famiglia sia pure tradizionale che lo spettatore ha vissuto e vive con le due ragazze, a dispetto del ‘gender’. Qui siamo in Italia, dove una coppia omosessuale non può adottare un bambino e non nutre diritti di alcun genere; intervistata prima della rappresentazione, Annagaia ha raccontato di come alcune città leghiste nel Nord Italia abbiano vietato la messa in scena dell’opera perché contraria alla sensibilità comune. Sembra incredibile, ma è così: incredibile soprattutto se si assiste allo spettacolo delizioso di “Modern Family 1.0”, di una delicatezza estrema, in cui non c’è una sola situazione capace di turbare l’animo più retrivo. Un encomio particolare, oltre alle due protagoniste davvero vulcaniche, va alla regia e alle luci, perfette nell’accompagnare la mimica dell’azione, creando così un insieme molto raffinato.

Alcune battute, poi, sono memorabili: il panico “è quell’inutile tentativo di rimanere attaccati alla vita” oppure l’idea di avere “due madri cioè due investigatori privati”, infine la definizione di uno zio e del suo compagno, che per tutta la vita sono stati insieme ma che tutti si ostinavano a voler chiamare scapoli: “una volta erano scapoli, oggi sono gay”. E decine di altri guizzi di una comicità disarmante. Un anno di prove, ha raccontato Annagaia, di “residenze” per provare e pochi mesi per scrivere il testo: un lavoro, senza ombra di dubbio, che non ha una sola sbavatura. Nelle note si legge: “Uno spettacolo che vuole raccontare le coppie di oggi e di ieri, per capire quanto l’ideale della famiglia corrisponda al reale, per raccontare della bellezza, della fatica, dell’universale diversità che accompagna la storia di ognuno di noi”. Ci sono riuscite.

Del resto, dalla compagnia “Le Brugole” (Annagaia Marchio e Roberta Lidia de Stefano, affiancate dall’autrice Giovanna Donini) non ci si poteva aspettare altro: nel tempo hanno affrontato testi di drammaturgia contemporanea mescolando il linguaggio della prosa con quello del cabaret. Vincitrici di alcuni premi (ad esempio “Scintille” al Festival di Asti) hanno dato luogo ad altri spettacoli: “Boston Marriage” con la regia di Borsari nel 2012; “Diario di una donna diversamente etero” di Giovanna Donini nel 2014 e nel 2015 “Per una biografia della fame” con Annagaia Marchioro, diplomata attrice alla scuola “Paolo Grassi” di Milano e abituale collaboratrice di Zelig e Crozza. Di grande esperienza Giovanna Donini, che dal 2009 collabora con Zelig, dal 2007 scrive per Teresa Mannino e dal 2008 per Cinizia Marseglia e, naturalmente, le Brugole. Uno spettacolo leggero ma che fa pensare, di quel tipo di pensiero che si affaccia leggero come un tarlo e che non finisce con il calare del sipario, ma che diventa riflessione e, forse, voglia di cambiare davvero.

[di Luisa Sisti]