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Inaugurata "Lost in Kittentown" la mostra ispirata ai piccoli felini, spiriti della casa e dell'uomo

Venerdì 5 luglio alla Galleria "Afnakafna" di via della Fontana 19 si è aperta la singolare esposizione di quadri dedicati al gatto: cucciolo o aristocratico, mago o simbolo, il micio è portatore di un linguaggio speciale, che i 30 artisti internazionali hanno declinato nelle loro opere

"Sono portali di universi paralleli" si legge nell'introduzione al catalogo curato da Antonella Caraceni (organizzatrice della mostra insieme a Ixie Darkonn e pittrice lei stessa) e dall'architetto Rosamaria Francucci. I gatti sono "divinità in alcune culture, esseri magici di fortuna o malaugurio...inconsapevoli muse, ispiratori di arte e spiritualità, capaci di abitare con la stessa fierezza fiabe, storie o quotidianità" si legge nel catalogo. La mostra intende far perdere nella immaginaria "città dei gattini" lo spettatore, intenerirlo e farlo sorridere secondo l'ironia - con un'occhiata al surreale - che da sempre contraddistingue lo stile delle opere realizzate ed esposte alla Afnakafna.

Nel clima allegro del vernissage è stato chiesto a Lidia Bachis cosa avesse ispirato i suoi due quadri, in cui un gatto nero trasmette la paura alla figura della donna, impaurita a sua volta in un arco visuale giocato sul giallo. "Il gatto nero, la strega, la favola, si basano sugli archetipi, utili a comunicare in modo immediato il senso di paura che connota i nostri tempi. Il gatto nero è una superstizione, ma nel mondo in cui viviamo si ha più paura della superstizione che dei fatti reali" spiega la Bachis: "In 30 anni di esperienza nelle arti visive, dalle prime geishe tatuate che realizzai ispirata al femminile, ho analizzato l'archetipo, la fiaba in rapporto col mito, perché questi restano immutati, vivono in un tempo primordiale e costituiscono un linguaggio comune a prescindere dalle singole culture. Elementi come la principessa, la strega, il sortilegio, sono universali, così che se si lavora parlando per immagini, nel guardare il quadro si recepisce l'archetipo stesso".

Si procede tra gatti fortemente condizionati dall'ambiente e ad esso legati visivamente, come nelle opere surreali della francese Corine Perier, venuta in Italia per presenziare al vernissage. La Perier è conosciuta per i suoi dipinti di animali fantastici: attraverso una dimensione estetica nei suoi ritratti a olio (in cui utilizza una tecnica fiamminga, facendo trasparire il bianco anziché usarlo palesemente) racconta storie tra l'umano e il selvaggio, senza riguardi per le leggi della Natura. Corine Perier espone regolarmente, oltre che alla Galleria Montmartre di Parigi anche in Europa, Australia ed USA.

Altrettanto criptico e ironico il "Kubrick" di Stefano Bolcato, che mostra un allunaggio popolato di gatti. Intervistato, l'artista ha spiegato l'originalità del suo dipinto: si dice che il regista Stanley Kubrick avesse "pilotato" cinematograficamente per la NASA la storica scena del primo uomo sulla luna.

E i gatti? Kubrick aveva una passione smodata per i gatti, al punto da portarli sul set quando girava: ecco che l'astronauta vicino ai due gatti curiosi, tutti insieme sulla luna, assume nel quadro il significato di una storia raccontata per immagini. Immancabili, poi, i gattini "spirito dell'acqua, della terra, dell'aria e della casa" del pennello sapiente e aggraziato di Ixie Darkonn, che ha voluto rappresentare l'energia felina in quattro piccoli quadri in acrilico perfetti nei particolari e in un disegno a penna su carta. "Il significato del gatto non è fine a se stesso ma deve avere un senso e un messaggio per chi lo vive" ha spiegato.

La mostra resterà aperta fino al 22 settembre: ingresso gratuito, tutti i giorni dalle 10 alle 19 eccetto il lunedì. Il locale possiede caffetteria e tavolini. Per informazioni: 351 9772944.

[di Luisa Sisti]