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Tre genitori in cerca d'autore

"In nome del padre", uno spettacolo di e con Mario Perrotta

Sabato e domenica scorsi, nel gremito Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma, straordinaria interpretazione di Perrotta, che si è avvalso della consulenza drammaturgica dello psicanalista Massimo Recalcati.  Una scena buia, un palcoscenico sgombro, tre installazioni (realizzate in fil di ferro dallo stesso Perrotta) che evocano rispettivamente il lanciatore di discobolo, il Pensatore di Rodin e un Galata morente, tutte e tre in contrasto, nella loro classicità, con l'affastellato quotidiano indagato dall'attore.

Lui, da solo - grande prova d'artista - indossa e si toglie gli abiti di tre genitori che non riescono più a recuperare un dialogo con i loro figli, non a caso chiusi in una camera: sembra un monologo (tecnicamente lo è) ma in realtà l'attore riesce a dare un tono quasi cinematografico a quel "se stesso" triplicato eppure chiuso nella gabbia del disinteresse dei tre figli adolescenti. Come è chiaro, interpreta tre padri diversi: un operaio milanese, un giornalista siciliano, un commerciante napoletano.

A tratti riesce a instaurare una sorta di dialogo, rispettivamente, con il figlio studioso, con il ragazzo introverso, con la figlia che ha paura di questo padre troppo esuberante. Uno e trino, insomma, verrebbe da dire, ma è proprio qui che si giocano i destini di questi tre padri tra il comico e il disperato. In una nota di regia si legge che: "il nostro tempo è il tempo del tramonto dei padri, come bussole infallibili ... è il tempo dell'evaporazione del padre e di tutti i suoi simboli. I padri smarriti si confondono con i figli" e stanno al loro gioco, usando lo stesso linguaggio, vestendosi come loro, in un "collasso" generazionale senza precedenti.

Nessun film potrà mai eguagliare questo "assolo" di voce, di mimica, di movimento creato da Perrotta, nessuna megaproduzione riuscirà, come nel teatro, a toccare nel vivo dello spettatore lo stupore dello sguardo, la ricerca di complicità, il tratto teso della disperazione. I padri evaporano, sostiene lo psicanalista Recalcati citando Lacan: con un occhio al pianeta sempre più da "Day After" del terreno familiare, ormai privo di senso di orientamento. Dopo le numerose riprese dello spettacolo previste in tutta Italia (a Città di Castello il 24 gennaio, a Pescara e a Napoli la prima settimana di febbraio, per citare le più vicine a Roma), Mario Perrotta esordisce al Piccolo Teatro di Milano con il secondo capitolo della trilogia: "Della madre", dal 7 al 12 gennaio. E allora sarà da vedere se l'atarassia tanto invocata dai padri per non soffrire (e forse per non offrire sofferenza ai figli che vorrebbero proteggere) varrà anche per la Donna, se il percorso di rinunciare per i figli alle proprie aspirazioni (quali, verrebbe da chiedersi, vedendo il fallimento personale di questi padri), sarà ancora moneta sanguinante nell'animo esulcerato della solitudine di vivere in un "oggi" che non ha più una vera fisionomia.

[di Luisa Sisti]

Foto di Luigi Burroni